Maestri parla tre lingue (portoghese, oltre a italiano e inglese), ha vissuto in sette paesi e ha lavorato come manager in General Motors, Nokia-Siemens e Xerox. Conosce bene i mercati asiatici, plus che probabilmente lo ha aiutato ad arrivare alla carica più delicata di Apple dopo quella di CEO. Nei suoi 20 anni in General Motors ha scalato i vertici fino a diventare direttore finanziario; ha lavorato anche alla joint venture Fiat-GM fra 2000 e 2005. Altra joint che ha vissuto Maestri è quella fra Nokia e Siemens.
Definito ambizioso, perfezionista e riservato, ora si trova di fronte a un palcoscenico mediatico ancora più illuminato, con il compito di custodire l’immenso patrimonio aziendale. È stato proprio Tim Cook a volerlo personalmente a Cupertino lo scorso anno, con l’idea di farne il successore di Oppenheimer.
Nei piani di Cook ci sono importanti investimenti per il mantenimento di quote di mercato e per il lancio di nuovi prodotti (iWatch, la tv, le auto…). I 146 miliardi di dollari costituiscono il 10% della liquidità della somma di tutte le aziende americane; negli ultimi anni solo circa il 10% di questa cifra è stato speso in acquisizioni, ma ora è il momento di usarli, anche perché Google innova, Samsung corre e il mondo ICT va avanti veloce anche senza aspettare le novità della mela come succedeva un tempo.
E se Apple oggi vanta ben 513,24 dollari per azione, è in realtà molto lontana dai “mitologici” mille dollari che alcuni analisti avevano previsto per fine 2013.


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